Enrico Dalla Valle: “I successi degli azzurri mi danno grandi motivazioni”

di - 19 Settembre 2015

Enrico Dalla Valle

di Daniele Sforza

Enrico Dalla Valle è una delle maggiori promesse del movimento tennistico italiano. Classe 1998, in questa stagione ha giocato, a causa di un infortunio contratto ad inizio anno, pochi tornei a livello juniores e da luglio è passato a giocare diversi futures nel circuito professionistico, conquistando anche una semifinale in quel di Sassuolo. Il giovane ravennate ci racconta la sua storia, partendo dagli inizi fino a raccontarci delle esperienze in Coppa Davis Junior e nel circuito Pro…

Partiamo dal match giocato mercoledì, perso contro il tedesco Tobias Simon per 6-3 6-4 nel torneo future da 10.000$ di Santa Margherita di Pula. Come è andata?
È stata una partita strana, diversa rispetto a quella della settimana scorsa. Lui gioca un tennis molto buono, serve forte e gioca su pochi scambi. Io ho provato a fare la mia partita ma lui ha giocato bene i punti importanti (ho mancato più di 10 palle break nel match) che nel tennis sono fondamentali e rispetto allo scorso match attribuisco molti più meriti a lui che demeriti a me stesso.

Facciamo un passo indietro, come hai iniziato a giocare a tennis?
Ho iniziato all’età di 6 anni grazie a mio cugino che giocava a tennis, lui mi ha invitato a provare e ci siamo trovati al circolo storico, Zavaglia di Ravenna, e sono stato qui con il maestro Omar Urbinati che mi ha seguito fino a quando non mi sono trasferito a Tirrenia.

Quando hai capito che il tennis poteva essere la tua vita?
Da quando ho iniziato ho sempre avuto il desiderio di continuare, forse quando ho vinto i campionati nazionali under 13 ho compreso che questa potesse essere la strada giusta per la mia vita e quindi mi sono impegnato sempre di più in questo, tralasciando magari altre cose.

Che sostegno hai avuto dalla tua famiglia?
Né mia madre né mio padre avevano mai tenuto una racchetta in mano, conoscevano a mala pena lo sport… Per loro sicuramente all’inizio, essendo anche figlio unico, non è stato facile ma era questo il mio sogno, quindi l’hanno accettato e sono grato a loro per tutto quello che hanno fatto e stanno facendo ancora per la mia crescita. Vivendo fuori casa, appena posso mi ritaglio un po’ di tempo per tornare da loro in modo da stare un po’ insieme.

Da under 16 lo scorso anno hai giocato la Coppa Davis junior con Balzerani e Ramazzotti. Quanto è bello giocare con la maglia della propria nazionale? Che emozioni hai vissuto? Ricordo anche di aver visto un’intervista, non ricordo se con le tue risposte o quelle di Balzerani, in cui il vostro inglese era “discutibile”, te la ricordi?
Dopo la vittoria per 3-0 contro il Messico e dopo la vittoria in doppio insieme a Riccardo Balzerani, ci fu chiesto di fare un’intervista doppia e noi accettammo. Era forse la mia prima intervista in inglese e, un po’ per l’emozione, mi sono completamente bloccato e così questo video ha fatto un po’ il giro degli amici, quasi come uno sfottò. Per fortuna c’è tempo per migliorare e sicuramente in futuro ne faremo di migliori. Per me è stata una sensazione fantastica, vincere la fase iniziale a Trani e poi arrivare quarti in Europa è stato qualcosa di molto bello e mi ha dato tanto poiché ci siamo confrontati con i migliori al mondo. Inoltre essere una squadra, una vera squadra perché con Riccardo e Samuele andiamo d’accordo, è molto bello. Poi va anche ringraziato Stefano (Pescosolido, ndr) che ci ha aiutato tantissimo e ci ha dato una grossa mano anche prima di queste competizioni.

Hai giocato “relativamente” poco da junior quest’anno. Come mai hai preso questa decisione?
Dopo la preparazione invernale ho avuto qualche problema fisico, sia prima che dopo la partenza per il Sud America (dove ho giocato alcuni tornei juniores) ed è stato quindi difficile tornare a buoni livelli. Poi, dopo un torneo in Olanda, mi hanno dato una Wc a Sassuolo e qui, prendendo punti, ho continuato a giocare a livello Pro, dove fin’ora sto ottenendo buoni risultati e per questo penso di continuare con questo tipo di tornei fino alla fine della stagione perché ritengo che, giocando a questi livelli, seppure siano 10.000$, si possa acquisire quell’esperienza necessaria a un giovane come me.

L’anno prossimo punterai a fare qualche torneo junior per giocare uno Slam?
La programmazione è tutta da decidere ma avendo fatto quest’anno un’attività junior veramente limitata diciamo che il desiderio di partecipare a un torneo dello Slam c’è e probabilmente proverò a disputare qualche torneo per entrare nel tabellone di uno di questi tornei.

Da luglio hai giocato praticamente solo Pro, giocando future e challenger. Sicuramente il torneo più bello è stato quello nella vicina Sassuolo, dove hai raggiunto le semifinali, perdendo solo da Giannessi. Ti aspettavi una settimana del genere?
Non mi aspettavo assolutamente quel risultato perché comunque nel torneo c’erano giocatori forti, come ad esempio Giannessi, che ora giocano a livelli più alti. Sono arrivato lì con l’obiettivo di giocare il mio tennis, non era importante la vittoria o la sconfitta, quanto piuttosto dimostrare il mio livello di gioco. Ho giocato delle partite molto buone e magari avevo anche una parte di tabellone, rispetto ad altre, più vantaggiosa e così sono arrivato in semi, dove poi ho perso nettamente con Alessandro (Giannessi, ndr) che si allena con noi a Tirrenia ma già il pensiero di giocare una partita con lui è stato veramente importante per me.

Ti alleni a Tirrenia, su cosa state lavorando? Cosa pensi di dover migliorare?
Sono seguito da Tomas Tenconi e Gabrio Castrichella, con quest’ultimo che mi sta seguendo di più in quest’ultimo periodo e ovviamente sono sotto la supervisione del direttore del centro, Eduardo Infantino. Penso di dover migliorare in qualsiasi aspetto, bisogna lavorare tanto. Penso di dover lavorare sul rovescio, colpo che reputo solido ma che comunque può darmi più vincenti e allo stesso modo la penso per il dritto, colpo su cui baso il mio gioco. Essendo abbastanza alto devo migliorare negli spostamenti per essere più veloce in modo da arrivare meglio sulla palla. Il servizio viaggia bene però sto ancora lavorando per magari sfruttarlo ancora di più e fare più punti possibile.

E dal punto di vista mentale?
Spreco troppe energie che mi potrebbero essere utili per altre cose, e le spreco per cose che non riguardano la partita. In alcuni punti magari prevalgono rabbia e frustrazione, però sto lavorando su questo e sto imparando ad accettare che, giocando contro un altro avversario, anche lui usi il suo tennis per vincere. Devo quindi essere più concentrato sul match e non mi devo far distrarre da nulla.

Come riesci a conciliare il tennis con la scuola? Per il futuro hai mai pensato di andare al college?
Facciamo una scuola parificata, andando tutte le mattine a scuola e quando siamo ai tornei usiamo i tablet per seguire e studiare. Sinceramente per il momento la mia idea futura è quella di concentrarmi completamente sul tennis anche se non mi dispiacerebbero alcune ipotesi di università ma ora la mia scelta sarebbe questa.

Quali sono i tuoi obiettivi per la stagione?
Farò un’altra settimana qui a Santa Margherita di Pula e mi fermerò, anche perché ho fatto 5-6 tornei di fila, poi continuerò a giocare futures prima della preparazione invernale. Non ho obiettivi fissati, voglio solo giocare il mio tennis.

Il recente successo di Flavia e Roberta quanto può aiutare voi giovani, anche maschi, a credere nei propri sogni?
È un successo straordinario e sono contento che Flavia e Roberta abbiano portato alla ribalta l’Italia del tennis. Una finale Slam tra ragazze italiane è qualcosa di incredibile e aiuterà sicuramente tutto il movimento tennistico.

Tra i ragazzi ve ne sono tantissimo che stanno giocando bene, Donati ad esempio e i vari Giannessi, Caruso, ecc stanno disputando una buona stagione. Quanto è importante questo ulteriore fattore?
È importantissimo anche perché la maggior parte di questi ragazzi sono a Tirrenia e comunque ci danno una grossa mano e sono un esempio da seguire. Sono tutti ragazzi fantastici perché aiutano anche noi giovani e già vederli in campo allenarsi ci da una grossa idea di quello che è il circuito Pro.

Se dovessi descriverti fuori dal campo, cosa diresti?
Sono un ragazzo tranquillo, anche nei tornei cerco di rilassarmi con gli amici di sempre (con Giovanni Fonio, ad esempio) e con gli altri ragazzi di Tirrenia. Stiamo insieme, ci divertiamo mentre quando torno a casa cerco di stare con gli amici, la ragazza e, ovviamente, la mia famiglia.

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