La straordinaria cavalcata di Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi al Roland Garros 2026 ha inevitabilmente attirato l’attenzione di chi il rosso di Parigi lo ha vissuto da protagonista. Tra questi c’è Corrado Barazzutti, semifinalista all’Open di Francia nel 1978 e per anni punto di riferimento del tennis italiano, che ai microfoni de La Gazzetta Dello Sport ha analizzato il percorso dei due azzurri e le prospettive in vista del finale di torneo.
SFRUTTARE LE CHANCE
Secondo l’ex numero 7 del mondo, il merito principale dei due semifinalisti è stato quello di farsi trovare pronti quando il tabellone ha iniziato a offrire opportunità importanti. “Cobolli e Arnaldi sono stati bravissimi, il tabellone si è aperto e loro hanno colto l’opportunità. Come dicono gli americani, la carta resta carta. Tu devi essere capace di battere i rivali che affronti turno dopo turno“.
LA CRESCITA DI COBOLLI E ARNALDI
Barazzutti vede nella crescita di Cobolli il risultato di un percorso costruito nel tempo, sia dal punto di vista tecnico sia sotto l’aspetto mentale. “Sono un paio d’anni che Cobolli sta dimostrando le potenzialità del grande giocatore. È migliorato tecnicamente, penso al servizio, e anche mentalmente, con un approccio più concreto ai match: è in semifinale in uno Slam e virtualmente in top 10, i risultati dicono che il suo percorso è decisamente virtuoso“.
Un’evoluzione che, a suo avviso, si è vista in maniera evidente anche nelle ultime uscite sulla terra battuta parigina. “E io, da vecchio amante della polvere di mattone, gli faccio i complimenti: è vero che ormai si tende ad omogeneizzare le superfici, ma lui che si è formato sulla terra sta facendo valere questa sua predisposizione genetica, chiamiamola così. E con Auger-Aliassime ha avuto la pazienza di aspettare, che sul rosso è fondamentale, mentre il canadese a un certo punto si è messo troppa fretta“.
Se Cobolli ha convinto per solidità e continuità, Arnaldi ha impressionato per la capacità di resistere a una lunga serie di maratone. Per Barazzutti, però, il segreto del ligure non è soltanto fisico. “Per lui è scattato un meccanismo mentale: veniva da un periodo difficile per l’infortunio, non si era allenato, e tutte le battaglie che ha affrontato gli hanno dato l’adrenalina per superare anche la stanchezza. Giocare così tanto in definitiva lo ha riconnesso con le sue sensazioni migliori“.
IL PARAGONE ARNALDI-BARAZZUTTI
Non sorprende quindi che qualcuno abbia accostato il carattere agonistico di Arnaldi proprio a quello di Barazzutti. “Sì, un po’ mi rivedo in Matteo. Di entrambi si dice che il punto bisogna farcelo due volte, ma questa è una caratteristica del giocatore di alto livello. Però nella lotta agonistica, alcuni si esaltano più altri, trovano condizioni migliori per esprimere il loro gioco. La chiamo disponibilità alla battaglia: ce l’avevo io e ce l’ha lui“.
IL LAVORO COME CHIAVE
L’ex capitano azzurro ha poi ricordato come il talento dei due italiani fosse evidente già diversi anni fa, quando frequentavano l’ambiente del circuito maggiore da giovanissimi. “Perché tendiamo spesso a guardare solo ai risultati: ci sono ragazzi che a livello juniores spaccavano e adesso sono lontanissimi da loro in classifica. Quando allenavo Fognini, entrambi sono venuti a fare da sparring a Fabio e si vedeva che possedevano grandi qualità: dovevano solo trovare la strada per esaltare le loro potenzialità, con il lavoro e la pazienza. Perché se non hai doti tecniche raffinate, in semifinale a Parigi non ci arrivi“.
CHI PARTE FAVORITO?
Quanto alla semifinale tutta italiana, Barazzutti individua un leggero vantaggio per Cobolli, pur senza sbilanciarsi troppo: “Forse Cobolli parte leggermente davanti, anche perché Arnaldi ha sicuramente più tossine da smaltire e in un torneo così lungo arrivare in fondo più freschi è fondamentale. Però in una partita secca e con il surplus di emozioni di una sfida contro un amico può davvero succedere di tutto“.
L’ALTRA SEMIFINALE
Nell’altra metà del tabellone, invece, l’attenzione è rivolta alla sfida tra Alexander Zverev e Jakub Mensik. E proprio il giovane ceco è il nome che preoccupa maggiormente Barazzutti. “Il tedesco lo conosciamo bene, è stato il più continuo dietro Sinner e Alcaraz, ha un grande servizio e un grande rovescio. Ma deve stare molto attento a Mensik, perché il ceco quando è nella sua bolla è un giocatore devastante, e lo ha dimostrato contro Fonseca. Anzi, dirò di più”. Poi aggiunge un concetto piuttosto netto in ottica italiana: “Io spero che vinca un italiano perché sarebbe meraviglioso, ma per noi sarebbe meglio trovare in finale Zverev. Perché se Mensik vince la sua semifinale, secondo me diventa favorito più di quanto lo sarebbe il tedesco“.
LA PROGRAMMAZIONE DI SINNER
Infine, un passaggio sull’eliminazione di Jannik Sinner, uno dei temi più discussi delle ultime giornate a Parigi. Barazzutti evita interpretazioni affrettate, ma avanza una riflessione sulla programmazione del numero uno del mondo. “Non mi unisco al coro delle mille illazioni. Però posso dire che non avrei giocato il torneo di Madrid. Tante partite ravvicinate ti sottraggono energie mentali, più che fisiche, e poi sporcano un po’ il tuo gioco perché non riesci ad allenarti con continuità, e così devi inseguire la condizione ideale e magari ti metti un po’ di pressione in più“.