Binaghi: “Sinner tornerà più forte di prima. Dal Roland Garros torniamo con lo zaino pieno”

Francesco Bruni
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Angelo Binaghi - Foto FITP

Angelo Binaghi ha parlato a ‘La Politica Nel Pallone’ di Emilio Mancuso il giorno dopo la finale del Roland Garros 2026. Il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel ha toccato diversi argomenti: la sconfitta di Cobolli, il momento di Sinner, il futuro del movimento e le grandi partite organizzative che attendono il tennis italiano.

IL BILANCIO PARIGINO

Ha aperto con un bilancio complessivo positivo del torneo: “Torniamo da Parigi con lo zaino pieno di buone notizie. Abbiamo un nuovo top ten, abbiamo ritrovato Matteo Arnaldi al meglio, abbiamo rivisto Matteo Berrettini. L’unica cosa che ci manca è il titolo“.

Sulla partita di Cobolli contro Zverev, Binaghi ha evidenziato l’equilibrio generale: “All’inizio era nettamente favorito il tedesco, poi la partita si è messa bene. Io vedevo Zverev più stanco di Cobolli: ci sono stati dei momenti in cui è andato sotto pressione, ma mi aspettavo un finale diverso da quello che abbiamo visto. Purtroppo Flavio ha avuto questo problema fisico che ha pregiudicato lo svolgimento del quinto set“.

Ha poi concluso guardando avanti: “Questo non toglie nulla alla grandissima prestazione che ha fatto. Giocare una finale Slam lo proietta non solo nei primi dieci giocatori al mondo, ma verso una carriera ancora più prestigiosa di quella che aveva fino alla settimana scorsa“.

COBOLLI APPREZZATO DA TUTTI

Cobolli, inoltre, è il più benvoluto del circuito secondo Binaghi: “È facile voler bene a uno straordinario bravo ragazzo come Flavio“. E sul calore del pubblico, il presidente ha scherzato: “Ci dovremmo abituare alla Curva Cobolli? Perché no, abbiamo già la Curva Arancione di Sinner. Sperando che nel frattempo rientri quella di Musetti ed esplodano definitivamente quelle di Arnaldi e Darderi. E poi magari ne arriveranno altre, come quelle di Cinà e Vasamì“.

IL PUNTO SU SINNER

Sull’uscita prematura di Sinner dal torneo, Binaghi si è espresso in modo chiaro: “Quello che è successo è che aveva vinto troppo e giocato troppo. Se non fosse successo quel giovedì sarebbe successo qualche giorno più tardi“. Ha poi ricordato i segnali già visti a Roma: “Per fortuna la pioggia ci è arrivata in aiuto quando stava giocando e soffrendo contro Medvedev. Non è un robot, non è Iron Man ancora. È tutto assolutamente normale. Si sta riposando e tornerà più forte di prima“.

E ha aggiunto una lettura positiva: “Bisogna guardare in positivo. Significa che c’è ancora un aspetto da poter migliorare. Qualche anno fa erano due le questioni: la prima era un problema sul servizio, che è stato ampiamente risolto, e la seconda era quella del fisico, dell’adattamento al caldo. Sono due cose che nel tennis, se uno ci si applica, si possono migliorare almeno fino ai trent’anni. Jannik sicuramente non si lascerà sfuggire questa occasione e riuscirà a lavorare su questi aspetti per diventare ancora più forte di quanto non lo sia già adesso“.

LA “MALEDIZIONE” DEL ROLAND GARROS

Sul Roland Garros come ossessione incompiuta, Binaghi non ha nascosto l’amarezza: “Meno male che c’è stata Francesca Schiavone nel 2010, perché dopo io di finali qui in singolare ne ho già viste cinque, tutte perse — la seconda della Schiavone, Errani, Paolini, quella maledetta dell’anno scorso di Sinner contro Alcaraz e quella di oggi. Tuttavia, se ci guardiamo indietro negli ultimi anni, abbiamo vinto tanti altri titoli“.

UN MOVIMENTO STIMATO

Il discorso si è poi allargato al piano generale del movimento azzurro, con una soddisfazione che Binaghi non ha nascosto: “Sentirsi dire dai francesi che hanno come modello l’organizzazione del tennis italiano è un enorme motivo di soddisfazione, soprattutto per chi ha cominciato a fare il dirigente in una situazione di disastro totale, partendo proprio dal vedere quali fossero le cose migliori che facevano i francesi e cercando di copiarle nel miglior modo possibile. Succede nella vita e nel tennis: le cose adesso sono capovolte. Sono loro che vengono da noi per cercare di copiare quello che facciamo. La vita è bella anche per questo“.

IL FENOMENO ATP FINALS

Sulle ATP Finals a Torino, i numeri che ha citato parlano da soli: “La biglietteria è in crescita del venti per cento anno su anno sul record assoluto dello scorso anno. Una cosa bestiale, assolutamente ingestibile e incontrollabile”. E ha aperto alla speranza che Torino possa accogliere presto anche Cobolli: “Speriamo che ci arrivi Flavio, e magari anche qualche altro italiano… Sarà una grande festa e un grande successo come è stato negli ultimi anni“.

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