Puerta rompe il silenzio sulla separazione da Davidovich Fokina: “Convivere con lui non era semplice”

Tommaso Giuliani
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Alejandro Davidovich Fokina - Foto FITP

La versione di Alejandro Davidovich Fokina aveva già fatto parecchio rumore: il coach sparito nel pieno del Roland Garros, un messaggio WhatsApp, il ritorno improvviso a Miami e il blocco sul telefono. Una separazione improvvisa, raccontata dallo spagnolo dopo la sconfitta contro Thiago Tirante e diventata rapidamente uno dei temi più discussi del torneo. Adesso, però, è arrivata anche la versione di Mariano Puerta. E il racconto dell’ex finalista del Roland Garros 2005 dipinge uno scenario molto più pesante dal punto di vista umano ed emotivo.

“Convivere con lui non era semplice”

Intervistato da Punto de Break, Puerta ha spiegato come il rapporto con Davidovich fosse diventato sempre più difficile col passare delle settimane: “Alex è un giocatore che, quando è in campo, è molto intenso, molto emotivo. Molte volte può avere reazioni un po’ fuori luogo. La gente che lo conosce avrà visto che non è facile convivere con questo quando si ripete costantemente”.

L’argentino racconta poi di essere arrivato progressivamente al limite dopo quasi cinque mesi passati insieme nel circuito: “Dopo quasi 20 settimane viaggiando con lui, è arrivato un momento in cui avevo bisogno di fermarmi, se non volevo finire malato”.

L’episodio durante il match con Dzumhur

Secondo Puerta, il punto di rottura sarebbe arrivato durante il match di primo turno contro Damir Dzumhur, una battaglia di cinque set che aveva prosciugato fisicamente e mentalmente Davidovich. L’ex tennista argentino racconta di aver provato a motivarlo durante una fase delicata della partita, ricevendo però una reazione violentissima: “In un momento ho cercato di incoraggiarlo, volevo spingerlo a non perdere il focus. Alex si è girato con una faccia che sembrava volesse assassinarmi. Mi disse: ‘Non vedi che sono stanco? Che non riesco a muovermi? Non dirmi più niente’. Me lo disse in una maniera che ancora oggi mi pesa”.

Da quel momento, racconta Puerta, il rapporto si sarebbe definitivamente incrinato. L’argentino sostiene di aver accusato un forte malessere fisico, tanto da parlare apertamente con il manager dello spagnolo: “Gli dissi chiaramente: ‘Oggi è il mio ultimo giorno, mi sento male, ho tachicardia’. Non so se fosse il sole, la pressione o la cattiva energia per quello che era successo, ma mi sentivo vuoto”.

“Pagati da solo il biglietto per Miami”

Dopo essere tornato in hotel per riposare, Puerta decide di scrivere un messaggio a Davidovich. La risposta dello spagnolo arriva soltanto in tarda serata: “Ne parliamo domani”. Una frase che aveva lasciato aperta, almeno nella testa dell’argentino, la possibilità di un chiarimento. “Ho iniziato a pensare che forse fosse disposto a riflettere, magari a propormi di finire il torneo insieme e poi discutere del messaggio che gli avevo mandato. Tu credi che se il giorno dopo ci fossimo seduti a parlare e lui mi avesse chiesto di restare, io non sarei rimasto?”.

Quel confronto, però, non arriverà mai. La mattina seguente, mentre Puerta si trova ancora in hotel, riceve una telefonata da una persona del team di Davidovich: “Mi ha chiamato un membro del suo staff dicendo:Alex mi dice di dirti che ti devi occupare da solo del tuo biglietto aereo, cercatelo e pagatelo tu. Puoi andare a Miami’. Lì è esploso tutto. Sono rimasto congelato”.

Da lì, la decisione definitiva: “Due ore dopo ho reagito: l’ho bloccato sul telefono, ho bloccato anche sua moglie, ho preparato la valigia, check-out dall’hotel e me ne sono andato”.

Parole che si scontrano frontalmente con la versione raccontata da Davidovich poche ore dopo l’eliminazione contro Tirante. Lo spagnolo aveva infatti parlato di una separazione improvvisa e inattesa, sostenendo che tra i due non ci fossero stati litigi particolarmente gravi e definendo doloroso il modo in cui il coach aveva lasciato il team.

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