La WTA obbligherà al test genetico del sesso per l’idoneità a giocare sul tour

Tancredi Crepax
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Arthur Ashe Stadium - Foto Mike Frey-Imagn Images:Sipa USA

In seguito alle discussioni sull’identità di genere nello sport, in particolare sulla regolamentazione della partecipazione di atlete transgender a competizioni femminili, la WTA ha approvato una politica di test genetici sul sesso obbligatori per poter partecipare al tour già in vigore dall’1 luglio 2026.

Come spiegato da Ben Rotherberg sulla sua testata Bounces, nonostante non si sia a conoscenza di atlete transgender sul circuito WTA, la minaccia fantasma che dovrebbe intaccare l’integrità delle manifestazioni sportive femminili ha prodotto una risposta da parte dei vertici della Women’s Tennis Association. Si tratta di un dibattito diventato centrale soprattutto negli Stati Uniti d’America negli ultimi anni, nel clima della dilagante strumentalizzazione politica: non sembra dunque un caso che questa nuova regola venga implementata subito prima della tournée nordamericana.

Falsa sicurezza

Per quanto, superficialmente, questa restrizione sembri proteggere l’uniformità delle caratteristiche fisiche di partenza per tutte le atlete, viene a mancare un’origine giustificabile del problema: non ci sono giocatrici transgender che abbiano mai dimostrato un potenziale da alto livello, nemmeno nel circuito dei college statunitensi dove, in altre discipline come il nuoto, qualche situazione limite si è effettivamente verificata.

Al contrario, con questo genere di test, è possibile che vengano rilevati alcuni indicatori genetici propri della biologia maschile sufficienti per sancire una squalifica, senza che questi siano effettivamente la dimostrazione di un concreto vantaggio atletico. Come minimo, eventuali rilevazioni di questo tipo costringerebbero l’atleta a fornire prove di una “Sindrome di insensibilità completa agli androgeni (CAIS) o altri disordini di sviluppo del sesso, che dimostrino che non si hanno mai avuto effetti della minipubertà o pubertà adolescenziale maschile sul fisico“, cose non necessariamente facili da dimostrare, e che non coprono l’intera casistica delle possibilità.

Con questa decisione, la WTA diventa il primo organo governativo di uno sport professionistico indipendente a adottare questo tipo di controlli. Si tratta inoltre di una netta inversione di marcia dall’ultimo regolamento di eleggibilità stilato nel 2024, la cui intenzione era quella di offrire un sistema di supporto alle atlete che ne avessero avuto bisogno, se richiesto, per gestire eventuali casi al confine.

Idoneità sportiva

Rothenberg riporta anche un frammento del nuovo documento a firma obbligatoria per le giocatrici WTA:

Riconosco che, se mancherò di sottopormi (al test genetico del sesso), come richiesto dalla WTA, o se competerò in un torneo WTA in cui, per mia conoscenza, sono ineleggibile a partecipare sotto la Eligibility Policy, la WTA potrà intraprendere misure disciplinari contro di me. Riconosco inoltre e permetto che queste misure potrebbero risultare (tra le altre cose) a periodi di sospensione dell’idoneità a partecipare a tornei WTA, che potrebbe portare al fatto che le ragioni stesse della sospensione diventino pubbliche, o soggetto della speculazione pubblica“.

Come traspare da questo passaggio, seppur incompleto, l’intenzione è quella di creare una regola estremamente rigida che funga da manifesto e da deterrente per future competitor, oltre che da scanner del bacino di giocatrici attuali. Nonostante la WTA dichiari anche di garantire un sistema di supporto medico e psicologico per le atlete toccate da questa nuova policy, la parte conclusiva di queste righe è particolarmente significativa: la WTA dichiara infatti di essere a conoscenza del rischio che da questo genere di test possano scaturire voci e fake news in grado di scatenare le tipiche tempeste mediatiche d’odio, minacce e violenza che purtroppo accompagnano questi argomenti, e ciò nonostante rinnegherebbe le proprie responsabilità a riguardo.

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