Ivan Ljubicic, ex numero 3 del mondo e coach di Roger Federer, ha parlato in conferenza stampa al Roland Garros nelle sue attuali vesti di Direttore dell’Alto Livello della FFT (Federazione Francese Tennis), ruolo che ricopre dal 2023.
Ha cominciato con una panoramica dei risultati stagionali dei giocatori e delle giocatrici francesi nel 2026: “Abbiamo avuto due teste di serie nel torneo maschile e nessuna nel femminile. I risultati sono quindi una conseguenza del livello attuale. Le prestazioni di Diane e di Moise sono molto positive. Per il resto, i risultati riflettono la situazione attuale: né positiva né negativa”. Un parere dunque agrodolce: “Questa è la realtà di oggi. Dobbiamo accettarla, continuare a lavorare e sperare che la tendenza cambi. Un Paese come la Francia non merita una situazione del genere, ma questa è la nostra realtà e dobbiamo impegnarci per modificarla”.
Parlando del suo ruolo, non ha però intenzione di sembrare disfattista, anzi: “Per quanto riguarda il mio ruolo attuale, non sono particolarmente preoccupato per il futuro del tennis francese. La nuova generazione è già qui e avete iniziato a conoscerla”. Infatti si intravede una futura generazione d’oro, perlomeno nel maschile: “Credo che ci siano motivi per guardare al futuro con maggiore ottimismo e che questa nuova generazione possa regalarci risultati molto più importanti, soprattutto nel settore maschile. Nel femminile la situazione è meno favorevole, ma continueremo a lavorare”.
MOISE KOUAME, IL FUTURO
Non poteva che pronunciarsi anche su Moise Kouame, il 2009 protagonista di una corsa sorprendente proprio in questo Roland Garros: “Moise ha mostrato più volte segnali molto chiari. E non mi riferisco soltanto ai risultati. Parlo del modo in cui vive le partite. Il modo in cui affronta il match è sempre molto interessante. È pronto a fare cose importanti in futuro”.
È inoltre un ragazzo che il croato segue già da tempo e di cui conosce l’ambizione: “Conosco molto bene Moise, ma continua comunque a sorprendermi. Dopo il primo turno ha persino detto che si sentiva pronto a vincere il torneo. In Francia, quando si fanno dichiarazioni del genere, qualcuno può pensare che si stia esagerando o che si sia troppo presuntuosi. Ma perché no? Bisogna puntare in alto e non si sa mai cosa può succedere. Per lui non esistono limiti”.
Avere ambizioni, ma senza fretta: “Non dobbiamo però avere fretta. Ha 17 anni, è oltre la duecentesima posizione del ranking mondiale. Dobbiamo continuare a lavorare insieme al suo staff. La Federazione ha un ruolo da svolgere e possiamo soltanto augurarci che continui a progredire. – E poi una piccola predizione – Vedremo quanto velocemente crescerà. Resta solo da capire con quale velocità. Probabilmente entrerà presto tra i primi cento del mondo”.
PROGETTO A LUNGO TERMINE
“Quando ho assunto questo incarico alla fine del 2023 pensavo che servissero tra gli otto e i dieci anni dopo il percorso formativo per vedere risultati concreti. Pensavo quindi al 2030. Siamo invece nel 2026 e forse è persino un po’ presto. Sono molto felice”. È un Ljubicic felice del lavoro svolto finora, che ricorda anche esempi passati: “Ci sono ragazzi con cui ho lavorato nel 2015, nel 2016 e nel 2017. Penso, ad esempio, a Dino Prizmic o a Marta Kostyuk. Sono passati dieci anni. Adesso stanno mostrando il loro vero valore, soprattutto Marta, che sta giocando proprio in questo momento. Ho sempre pensato che fosse una giocatrice capace di fare grandi cose”.
ARTHUR FILS, IL PRESENTE
Interpellato sui problemi fisici dell’attuale numero 1 di Francia, Ljubicic non si aspettava il ritiro dal Roland Garros: “Non ho molte informazioni. Naturalmente sono preoccupato. Per quanto ne so, dopo Roma la situazione non sembrava particolarmente grave, ma alla fine non è stato nemmeno in grado di giocare qui. Non ho cercato di contattarlo troppo, perché volevo che potesse riposare adeguatamente”.
Un giusto equilibrio tra un po’ di apprensione e fiducia nel team di Fils: “È davvero un peccato che quest’anno non abbia potuto partecipare e almeno provare a giocare il Roland Garros, fa parte dell’élite mondiale. Quindi sì, è giusto essere preoccupati. Lui e il suo team hanno deciso di non giocare il torneo. È stata una scelta fatta per essere pronti per la stagione sull’erba? Immagino che lo sapremo presto”.
DIANE PARRY
È poi passato alla giocatrice numero 1 di Francia, reduce da un ottimo Roland Garros, interrotto agli ottavi di finale: “Sono molto felice dei risultati di Diane, li merita pienamente. Ha investito moltissimo nel suo percorso e non è stato semplice per lei. Adesso tutto quel lavoro sta iniziando a dare i suoi frutti qui a Parigi ed è una cosa bellissima”.
Il futuro sorriderà alla francese: “Il suo staff e la struttura che la circonda sono di altissimo livello, quindi posso soltanto essere felice che abbia potuto vivere momenti così importanti. Raggiungere gli ottavi di finale qui è un risultato notevole. Spero che sia l’inizio di qualcosa che merita davvero, considerando il suo talento e il livello di gioco che ha mostrato”.
WILD CARD
Vista l’abbondanza di giovani in ascesa e l’ultimo anno sul tour di Gael Monfils, non sarà facile decidere chi proporre per una wild card a Flushing Meadows (è ormai consueto per i Grand Slam scambiarsi wild card, come successo in questo torneo a Nishesh Basavareddy e Adam Walton). “Sì, potremmo trovarci in una situazione inaspettata. Parlando del settore maschile, potremmo avere giocatori attorno alla posizione numero 110 del ranking che nel frattempo potrebbero raggiungere una finale a Montréal. E allora cosa si fa?”
Monfils, comprensibilmente, reclamerà un posto in tabellone principale qualora non avesse la classifica per entrare direttamente: “Ho chiesto a Gael di fare direttamente richiesta per gli US Open. So che funziona così. Ma non sono io a decidere da solo, sarà una decisione collettiva. A dire il vero, sono quasi contento di avere questo tipo di problema, perché significa che abbiamo diversi giocatori che meritano una wild card. Quest’anno al Roland Garros Stan Wawrinka è entrato all’ultimo momento e questo ha liberato un posto”.
KSENIA EFREMOVA
Passando dai giovani ai giovanissimi, l’ex semifinalista al Roland Garros ha parlato di Ksenia Efremova, protagonista sia nel tabellone principale che juniores: “In realtà credo che sia tutto assolutamente normale: ha 17 anni. Ha giocato il tabellone principale di uno Slam e appena dieci giorni dopo si è ritrovata testa di serie numero uno in un torneo junior, con tutta la pressione del mondo sulle spalle”.
Nessun motivo per disperarsi: “Sono comunque rimasto soddisfatto del suo atteggiamento e del modo in cui ha vissuto questa esperienza, perché si tratta di una situazione davvero complicata”. E poi il consiglio del campione: “Questi sono momenti di svolta in una carriera. Sono le esperienze che ti insegnano di più. L’ho incontrata ieri e le ho detto una cosa molto semplice: non paragonarti a nessuno. Non paragonarti a Moïse Kouamé, non paragonarti a Maria Sharapova, avrai il tuo percorso personale”. La FFT è sempre vicina alla classe 2009: “Noi cercheremo di sostenerla nel miglior modo possibile, sia nei momenti positivi sia in quelli negativi. Anche in Australia aveva vissuto una situazione complicata, al primo turno non era riuscita a trovare soluzioni, ma non importa. Si tratta soltanto di una partita fra tante, il suo potenziale non cambia perché vince o perde un match, ha davanti a sé una carriera molto lunga”.
LOIS BOISSON
Si è soffermato poi su Lois Boisson che, dopo aver sorpreso il mondo intero con la sua corsa fino alla semifinale al Roland Garros 2025, ha avuto non poche difficoltà a trovare continuità: “Abbiamo provato ad aiutarla. Non entrerò troppo nei dettagli, ma posso soltanto augurarmi che continui a giocare a tennis. Anche nelle partite che ha perso ho visto cose molto positive. Dal punto di vista tecnico i suoi colpi erano eccellenti, ha mostrato un tennis di grande qualità e spero che riesca presto a ritrovare il suo ritmo”.
Insomma, problemi da risolvere a medio-lungo termine: “Ha solo bisogno di giocare partite. È rimasta lontana dalle competizioni per molto tempo e deve ritrovare determinate sensazioni in campo. Ovviamente questa stagione è stata completamente diversa rispetto a quella che aveva vissuto dopo il torneo dello scorso anno, ma sono convinto che tornerà molto rapidamente tra le prime cento del mondo”.
SINNER E IL MODELLO ITALIANO
In chiusura gli è stata chiesta la sua sull’incredibile momento del tennis italiano: “Non si tratta soltanto di Jannik Sinner: l’Italia dispone di molti giocatori di alto livello capaci di ottenere grandi risultati. Dobbiamo capire esattamente che cosa hanno fatto per arrivare dove sono arrivati”.
L’Italia non è certo un paese estraneo al croato, né tennisticamente né culturalmente: Ljubicic si trasferì vicino a Torino per allenarsi all’età di 14 anni, prima di essere allenato da Riccardo Piatti a partire dal 1997: “Conosco abbastanza bene l’ambiente italiano, ma ognuno di questi giocatori ha seguito un percorso diverso. Sinner è stato formato da Riccardo Piatti, Matteo Berrettini da Vincenzo Santopadre, Matteo Arnaldi si è sviluppato a Sanremo: ognuno ha avuto una propria struttura e un proprio percorso”.
È dunque secondo lui da soppesare il reale impatto della federazione su questi giocatori: “La Federazione italiana ha sicuramente fatto alcune cose positive, ma non è stata necessariamente coinvolta in maniera diretta nei progetti individuali di questi giocatori. Cerchiamo di capire come lavorano per vedere se possiamo trarne ispirazione. Di una cosa, però, sono convinto: i progetti solidi sono sempre progetti individuali, poi il successo è sempre un risultato collettivo”.
Porta anche l’esempio di Cobolli: “Flavio Cobolli si allena con suo padre e lavora con lui fin dall’inizio della sua carriera. Ha ricevuto un certo supporto dalla Federazione, ma non in misura determinante”.
Chiude poi sull’importanza dell’esempio Jannik Sinner: “Tutto diventa più semplice quando hai un modello come Sinner: ha dimostrato che è possibile arrivare al vertice e questo ha dato motivazione agli altri giocatori italiani. Forse un giorno lo stesso effetto potrà averlo Moise Kouamé, forse no, ma posso dirvi che i ragazzi della generazione 2009 guardano già a Moise e pensano che se lui ce l’ha fatta, possono farcela anche loro“.