Roland Garros 2026, Cobolli: “L’obiettivo non è più un segreto, voglio arrivare a Torino”

Tancredi Crepax
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Flavio Cobolli - Foto Patrick Boren / Starface/ipa-agency.net

Dopo la sconfitta in finale al Roland Garros 2026 contro Alexander Zverev per 6-1 4-6 6-4 6-7(5) 6-1, Flavio Cobolli è riuscito comunque a essere positivo in conferenza stampa: “Voglio fare i complimenti a Sascha, perché se lo merita. Voglio dire grazie anche a me stesso per ciò che ho fatto in queste due settimane. Non mi sarei mai aspettato questo risultato e sono fiero di me stesso. Adesso voglio sorridere e godermi la serata con i miei amici, è pur sempre una finale Slam e credo nessuno in questa stanza se la sarebbe aspettata”.

 Altri complimenti per il suo amico e avversario: “Sascha è da 10 anni a questo livello e ha fatto risultati incredibili. Se lo merita, forse ha anche sentito la pressione più di me. Sono fiero di come ho giocato questa finale Slam, ma lui l’ha meritata di più in campo ma anche per la sua carriera”.

IL MATCH

Il romano ha poi spiegato cosa è andato storto all’inizio del quinto set: “A fine del quarto set ho sentito dei crampi al polpaccio e ho provato a prendermi cinque minuti di pausa, ma non ha funzionato. Anche il quadricipite ha iniziato a tirare e mi sono sentito troppo stanco”.

Il set point del quarto set? Ho chiuso i miei occhi e ho tirato il dritto”. È anche così che Cobolli è riuscito a tirare fuori le ultime energie che aveva: “Nel tie-break ero stanco. Ma mi sono detto ‘vai, prova a vincere il set e vediamo cosa succede nel quinto’. A volte chiudere gli occhi aiuta.

LA CRESCITA E I NUOVI OBIETTIVI

L’azzurro è consapevole di quello che ha fatto, e non si pone limiti per il futuro: “Mi sono meritato di essere qui questa settimana, poi magari non avverrà nei prossimi 10-15 Slam. Ma come ho detto sono giovane quindi devo lavorare e magari con questo mix di cose giocherò unaltra”.

Sicuramente ho unautostima e una consapevolezza diversa rispetto a inizio torneo”. L’asticella è dunque da tenere alta: “Ci siamo dati un obiettivo che adesso non vorrei dirvi… Torino è lobiettivo dallinizio dellanno. So che è difficile, ma con questo livello e tanto lavoro dietro le quinte sono sicuro che riuscirò ad andarci”.

Tornando alla partita, Cobolli dimostra lucidità nella analisi di una partita girata su pochi punti: “Quelle palle break avrebbero cambiato molto, ma non sono abituato a questo tipo di pressione. Sentivo di essere vicino, poi nel tie-break del quarto sentivo di non avere più nulla da perdere. Ho avuto un pofretta e magari mi ha penalizzato”. È tutto un margine di miglioramento: “Da queste scelte si impara, e devo essere contento di come ho reagito, ho avuto anche l’opportunità di riaprire il quinto. Come ho detto alla premiazione questa partita va presa con il sorriso”.

IL GIORNO DELLA FINALE

Anche il pre-match è stata una prima volta per Flavio: Ieri mi sentivo più nervoso, ma abbiamo fatto la solita routine. Oggi mi sono svegliato con un buco allo stomaco che di solito non ho. Soprattutto ho capito che non stavo facendo ciò che avrei dovuto fare. Insieme a tutto il team  abbiamo provato a cambiare qualcosa, ho provato a essere più istintivo” Angolo dell’azzurro che ha accolto un ospite speciale: “Fognini fa parte del team, nelle giornate speciali è stato carino a venire. Non era scontato è stato un privilegio averlo”.

LA FAMIGLIA

Per l’azzurro è poi arrivato il momento di ricordare da dove tutto è partito: “Mia mamma mi ha cresciuto, io non mi allenavo con Papà, ma al Parioli e a Trigoria. Papà lo vedevo solo a cena, lei mi scarrozzava e stava lì. Finché non ho avuto la macchina mi portava in giro mamma. È quasi come non avessi mai avuto un rapporto con mio padre fino ai 17 anni.

Una regista dietro le quinte: “Mia mamma era ciò che è ora mio padre. Va ringraziata, credo si meriti di essere stata qua oggi. Non viene quasi mai perché siamo fatti così noi in famiglia, parliamo poco ma sentiamo il calore comunque, anche con mio fratello. Anche senza dirci niente. Mia mamma ha un ruolo importante nella mia vita. Credo adesso abbia trovato equilibrio: viene solo quanto pensa di portarmi qualche vibes positiva”.

Ha chiuso poi sulla tensione iniziale, di cui non si fa una colpa: “Nella mia vita non mi sono mai sentito inadeguato. Ciò che ho fatto non me lo ha regalato nessuno. Si può capire la tensione che c’è in una finale Slam soprattutto per una ragazzo che non lha giocata ancora. Non è facile entrare in un campo in una partita del genere e rendere al meglio. L’unico rimpianto è arrivato nel terzo dove potevo giocare meglio lultimo game”.

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