Medvedev convince a New York: “Sono felice, ora voglio alzare ancora il livello”

Tommaso Giuliani
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Daniil Medvedev - Photo Courtesy of China Open

Daniil Medvedev supera senza particolari problemi Arthur Rinderknech e approda al turno successivo degli US Open. Il russo si impone con un netto 6-4, 6-4, 6-4, confermando un buon momento dopo una stagione caratterizzata da diversi alti e bassi.

Arthur è un avversario molto difficile, ha un servizio enorme e può mettere in difficoltà chiunque. Sono felice di essere stato solido e di aver vinto in tre set”, ha spiegato Medvedev al termine dell’incontro.

Il numero uno russo ha poi analizzato il periodo complicato vissuto nel corso dell’anno e il ritrovato livello mostrato nelle ultime settimane. Per Medvedev, nel tennis è normale attraversare momenti molto diversi tra loro, perché sono tantissimi i fattori che possono incidere sulla prestazione.

Il tennis è uno sport molto tecnico, mentale e fisico. Basta un piccolo dolore al polpaccio per servire un po’ peggio o sentirsi meno bene mentalmente. Anche un dettaglio tecnico può fare la differenza. È normale avere alti e bassi, anche se quando sei numero uno del mondo vorresti averne molti più alti”.

La chiave, secondo il russo, è continuare a lavorare senza lasciarsi condizionare dai risultati: Bisogna rimanere fedeli ai propri obiettivi, cercare di migliorare e vincere una partita alla volta.

Contro Rinderknech, Medvedev si è dato un voto piuttosto alto, pur mantenendo la consueta severità nei propri confronti: “Direi 7,5 o 8 su 10. Sono abbastanza duro con me stesso, so che in alcuni momenti avrei potuto fare meglio, ma è stata una partita solida contro un avversario difficile”.

Il servizio e la ricerca della soluzione

Interessante anche il passaggio dedicato alla posizione in risposta, sempre più variabile nel tennis moderno. Medvedev ha sottolineato come cambiare posizione possa diventare un’arma tattica, ma anche come la propria percezione dipenda molto dal livello di fiducia.

Quando sei fiducioso e servi al meglio, non ti interessa molto dove si mette il tuo avversario. Una volta che perdi un po’ di fiducia, invece, puoi sentirne la pressione sia che lui sia lontano sia che sia vicino”.

Il russo ha poi spiegato di essere disposto a modificare la propria posizione durante la partita alla ricerca della soluzione: Mi chiedo sempre se ci sia un momento in cui devo fare un passo avanti. Se sento che è necessario, lo faccio.

La stessa filosofia vale per l’approccio ai tornei. Medvedev ha raccontato come le sensazioni prima di una competizione non siano necessariamente indicative di ciò che accadrà in campo.

Ci sono tornei in cui ti senti malissimo prima di iniziare e poi finisci per vincerli. E può succedere anche il contrario: pensi ‘questo è il mio torneo’, poi arrivi al primo turno e in campo non funziona nulla. La cosa più importante è fidarsi di se stessi, di quello che si sta facendo e cercare sempre una soluzione”.

A New York, intanto, il russo sembra aver ritrovato quella solidità che gli era mancata in alcuni momenti della stagione. E dopo il convincente successo su Rinderknech guarda già al prossimo appuntamento: Sono felice di aver giocato davvero bene oggi. Spero di poter aumentare ancora il mio livello da qui in avanti.

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